Attività venatoria

Molti credono che per attività venatoria si intenda esclusivamente l’atto dell’esplosione del colpo di fucile ed abbattere un animale indifeso. Niente di più inesatto: la legge sulla caccia dice che “E’ considerato altresi’ esercizio venatorio il vagare o il soffermarsi con mezzi destinati a tale scopo o in attitudine di ricerca della fauna selvatica o di attesa della medesima per abbatterla”. Quindi un cacciatore esercita la caccia anche se con il fucile in spalla, aperto e scarico.
La caccia è la più antica attività alla quale l’uomo si sia dedicato per sopravvivere. Senza la caccia non ci sarebbe stata l’evoluzione. La caccia è stata quindi il primo e fondamentale elemento di progresso della società umana.
Fin dal Paleolitico inferiore ci sono giunte testimonianze sull’incessante ricerca da parte dell’Australopiteco di oggetti litici utili per la caccia.
Con l’Homo erectus iniziò il periodo della pietra scheggiata e della fabbricazione delle armi e degli utensili in selce, calcedonio, ossidiana e quarzite. Pur muovendo i primi passi ancora incerti della propria storia, l’Homo erectus conosceva l’uso del fuoco ed era in grado di cacciare praticando inseguimenti di gruppo, attuando intelligenti manovre coordinate per la cattura di grandi animali come i mastodonti, i rinoceronti, i bufali d’acqua e il bisonte. Già era pratico del modo di adattare il terreno, per ricavarne grandi trappole in cui immobilizzare i selvatici per averne più facilmente ragione.
Ma è con l’Homo sapiens sapiens, dopo la parentesi neandertaliana, durante l’ultima fase glaciale, che la cultura della caccia preistorica raggiunge la sua piena ricchezza e complessità.
Questa fase, nel Paleolitico superiore, si caratterizza per la presenza di una nuova e più specializzata serie di armi e utensili. Le frecce vengono dotate di punte ricavate da piccole schegge di selce o di ossidiana, delle quali si cura l’affilatura, preoccupandosi però anche del bilanciamento e di caratteristiche formali tese a migliorarne l’aerodinamica.
A partire da 30.000 anni fa, nuove ed eloquenti testimonianze della vita di questi cacciatori ci sono offerte da graffiti e pitture rupestri, in grado di sopperire come forma di espressione, per un arco di tempo lunghissimo, all’assenza della scrittura.
Già prima che i ghiacci cominciassero a ritirarsi, erano iniziate le grandi migrazioni. Tutti i continenti, all’infuori dell’Antartide, furono colonizzati per la prima volta da cacciatori paleolitici. Grazie ai progressi della sua cultura e della sua tecnologia, l’uomo poteva abbandonare la culla tropicale dei suoi primordi, per diffondersi in tutta la zona temperata e perfino affrontare la tundra e le steppe del Nord ricche di selvaggina. Non si trattò di flussi migratori di massa: piccoli gruppi tribali formati in gran parte da consanguinei, ma aperti anche a presenze estranee alla parentela del clan, si spostavano inseguendo gli animali che avrebbero procurato il loro sostentamento.
La fauna di quel periodo era costituita dall’uro, una razza di bovide gigante, dall’elefante primigenio, dal rinoceronte ticorino – caratterizzato da due corni e da un fitto vello – insieme al cavallo selvatico, all’alce, al cervo, al camoscio, al capriolo, al cinghiale, all’orso, al bisonte e al bue muschiato.
Vi era naturalmente anche piccola selvaggina: lepri, volpi, marmotte, lontre, martore, scoiattoli; mentre tra gli uccelli abbondavano nelle zone temperate i tetraonidi, migrati al sud durante la glaciazione.
Tra i predatori, oltre ai felidi dai denti sciabola c’erano già forme più evolute di carnivori, come il leone e la pantera, oltre al lupo e al temibile orso delle caverne (Ursus speleus).

Birdwatching

Fotografare la natura è un pretesto, più o meno scientifico, per stare all’aria aperta, in campagna, nei boschi, sulle montagne, respirando le emozioni che solo il contatto diretto con la natura può dare.
L’attività psico-fisica ci aiuta a scaricare tensioni e stress quotidiani; a dimenticare preoccupazioni e pensieri; a riscoprire istinti e sensazioni che pensavamo dimenticati “Osservare gli uccelli”: questa è la traduzione letterale della parola inglese “birdwatching”. Però il suo vero significato è assai più esteso; è camminare nella natura alla ricerca della vita selvatica, guardandosi attorno.

E’ camminare tra i boschi, muoversi a fatica in un ambiente incontaminato, lungo le rive di un fiume; ci regala la perdita del tempo, non più fatto di ore, ma di suoni, di canti, di voli, di immagini, di odori.
Si sviluppa così attenzione verso tutto ciò che ci circonda; la consapevolezza di sé stessi, l’autocontrollo e la pazienza.
La fotografia naturalistica può essere praticata da tutti, dappertutto ed in qualsiasi stagione. Persino nei giardini sotto casa e nel cuore delle città.
Basta un abbigliamento comodo e non vistoso, un buon binocolo, un manuale da campo per il riconoscimento delle specie.
Per cominciare a riconoscere le specie che puoi incontrare in Italia, puoi consultare la galleria fotografica di alcuni siti; troverai le foto di quasi tutte le specie Italiane!
Puoi anche consultare le check lists, aggiornate giornalmente; si tratta dell’elenco delle specie viste in Puglia e Basilicata.
Birdwatching è anche stare insieme in amicizia, con entusiasmo; con noi puoi partecipare a numerose escursioni sul campo.
Se vuoi trovare nuovi amici e provare le emozioni che il birdwatching può offrire, se sei ‘ammalato’ di natura, iscriviti alla mailing list dei Selvituristi: sarai informato sulle specie avvistate in tempo reale, scoprirai luoghi mai immaginati e soprattutto potrai partecipare alle nostre escursioni in Bosco.

Scoutismo

Che cos’è lo scoutismo?

Lo scoutismo è un metodo educativo nato dagli scritti e dalle intuizioni pedagogiche di Robert Baden – Powell.
L’obiettivo del metodo scout è sviluppare le capacità globali di ogni ragazzo e ragazza in primo luogo educando al senso critico, cioè a saper distinguere il bello dal brutto, l’utile dall’inutile, il necessario dal superfluo per scegliere ciò che è giusto e respingere ciò che è sbagliato.
In secondo luogo è un’educazione ai valori fondamentali dell’uomo, come patrimonio inalienabile della persona. In questo processo educativo il fine da raggiungere non può mai giustificare i mezzi utilizzati.
La metodologia applicata all’interno dell’associazione non è basata su lezioni teoriche, ma con lo strumento dell’imparare facendo, attraverso esperienze concrete come la vita nei boschi, la cucina al campo, la manualità, l’uso degli attrezzi, il canto, l’espressione teatrale, lo sport, la conoscenza della natura, la competenza tecnica , la catechesi vissuta nelle attività pratiche , il servizio al prossimo, il gioco ecc.
Il metodo scout è proposto ai ragazzi attraverso educatori (capi scout) riuniti in comunità (le Comunità Capi).
Aziende Selvituristiche potrebbero ospitare scaut o gruppi di scaut per le loro svariate attività all’interno del BOSCO.

Fotografia naturalistica

J. N. Niepce: Vista della camera a Le Gras, 1826. Il tempo d’esposizione di 8 ore causa l’impressione che gli edifici siano illuminati dal sole sia da destra sia da sinistra.
Il primo successo con la nuova sostanza fotosensibile risale al 1822, con la riproduzione su vetro di un’incisione che raffigurava papa Pio VII. La riproduzione andò però distrutta qualche tempo dopo e la più antica immagine oggi esistente è una di quelle che Niepce ottenne nel 1824, utilizzando una camera oscura nella quale l’obiettivo era una lente biconvessa, dotata di diaframma e di un rudimentale sistema di messa a fuoco. Alle immagini così ottenute Niepce diede il nome di eliografie.
Nel 1829 fondò con Louis Daguerre, già noto per il suo diorama, una società per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Nel 1839 il fisico François Arago descrisse all’ Accademia delle Scienze di Parigi un procedimento messo a punto da Daguerre, che venne chiamato dagherrotipia; la notizia suscitò l’interesse di William Fox Talbot, che dal 1835 sperimentava un procedimento fotografico denominato calotipia, e di John Herschel, il quale sperimentava un procedimento su carta sensibilizzata con sali d’argento, utilizzando un fissaggio a base di tiosolfato sodico.
In questo stesso periodo, a Parigi, Hippolyte Bayard ideò un procedimento originale che faceva uso di un negativo su carta sensibilizzata con ioduro d’argento, dal quale si otteneva successivamente una copia positiva. Bayard fu però invitato, per evitare una concorrenza diretta con Daguerre, a desistere dalla continuazione degli esperimenti.
Lo sviluppo della dagherrotipia fu favorito anche dalla costruzione di apparecchi speciali muniti di un obiettivo a menisco acromatico messo a punto nel 1829 da Charles Chevalier. Tra il 1840 e il 1870 circa si ebbero numerosi perfezionamenti dei processi e dei materiali fotografici:

  • nel 1841 Francois Antoine Claudet diede nuovo impulso alla ritrattistica introducendo lastre per dagherrotipia a base di cloruro e ioduro d’argento, che consentivano pose di pochi secondi;
  • nel 1851 Frederick Schott Archer ideò il procedimento al collodio che si diffuse al posto della dagherrotipia e della callotipia. Tra il 1851 e il 1852 vennero introdotte l’ ambrotipia e la ferrotipia, procedimenti con cui si ottenevano dei positivi apparenti incollando un negativo su lastra di vetro sopra un supporto di carta o panno neri oppure di metallo brunito;
  • nel 1857 comparve il primo ingranditore a luce solare a opera di J. J. Woodward;
  • nel 1859 R. Bunsen e H. E. Roscoe realizzarono le prime istantanee con lampo al magnesio. Le prime immagini a colori per sintesi additiva si devono a J. C. Maxwell (1861), mentre L. Ducos du Hauron ottenne le prime immagini a colori mediante sintesi sottrattiva (1869) e R. L. Maddox introdusse un’importante innovazione: le lastre con gelatina animale come legante.
  • Infine, nel 1873 H. Vogel scoprì il principio della sensibilizzazione cromatica e realizzò le prime lastre ortocromatiche.Approfondimento
    La fotografia nella natura (ovviamente riferita al Bosco) cioè alle piante nell’ambiente naturale che non sono coltivate, con le tonalità di colori nelle diverse stagioni, negli ambienti più svariati, di boschi puri o misti, ivi compresi gli animali vivi che non sono addomesticati, che si possono incontrare nei boschi.
    La fotografia naturalistica è allargata alla geologia e tutta la gran diversità dei fenomeni naturali dall’insetto all’ iceberg.
    Le fotografie ad animali domestici o tenuti in gabbie allevati e/o curati, non sono tenute in considerazione e quindi non ammesse ai vari concorsi perché non rispondenti al principio dalla “fotografia naturalistica”. (che modestamente cercheremo di trattare). Le stesse regole ovviamente valgono anche per le piante.
    Un’ intervento minimo dell’uomo e accettabile se non si tratta di temi di natura come per esempio civette di granaio o cicogne che si sono adattati alla civilizzazione umana, o forme naturali come uragani o tempeste che riconquistano la natura.
    La fotografia originale deve essere fatta dal fotografo, meno importante e il procedimento fotografico. Alcuna manipolazione o modificazione dell’immagine deve essere limitata a minimi ritocchi di imperfezioni e il fotografo non può in nessuno caso modificare il contenuto della scena originale.
    Dopo l’adempimento di tutte le condizioni, datevi da fare per ottenere le fotografìe con il più alto livello.

    Inviateci le vostre foto più belle e saranno pubblicate sul nostro sito.

Sopravvivenza

“La sopravvivenza corrisponde alle condizioni di vita di un soggetto che, posto in un ambiente aggressivo, prolunga per un tempo limitato il periodo che lo separa dalla morte.” (Xavier Maniguet).

Questa definizione classica di sopravvivenza ha il merito di sottolineare lo stato temporaneo, durante il quale l’evento fatale viene rimandato, e di non essere restrittiva riguardo i tipi di aggressione possibili. L’uomo moderno resta, infatti, soggetto alle stesse aggressioni della natura che minacciavano il suo antenato nelle caverne, ma come potrebbe prenderne coscienza dal fondo del suo “bozzolo civilizzato”? Si è inoltre inventato nuove aggressioni il cui numero e la cui forza dipendono dalla scala della sua curiosità mai appagata (es. bomba atomica…). Che si tratti di record sportivi, di imprese avventurose, d’incidenti, di macchine sempre più sofisticate, di guerre sempre più apocalittiche, l’uomo del XX secolo non ha fatto che moltiplicare i mezzi che lo mettono bruscamente a confronto con l’impreparazione delle prime età.
La conoscenza delle tecniche di sopravvivenza ci può aiutare in qualunque caso, e sarà l’unica cosa che ci servirà veramente in situazioni di emergenza, sia se ci troviamo in città, sia se abbiamo intrapreso un’escursione o se ci troviamo in un luogo sconosciuto.
Anche se “sopravvivere”, nella civiltà moderna, non è diventato tanto difficile come poteva esserlo qualche secolo fa, siamo continuamente “attaccati” dalle forze della natura (che ci sono, ed è giusto che sia così); è è proprio in questi casi che rimpiangeremo di non aver mai aperto un manuale di sopravvivenza, o di non essere mai stati avvicinati da un amico a queste meravigliose conoscenze che non solo sono utili in casi di pericolo, ma sono anche un mezzo per avvicinarsi di più ad un mondo naturale dove tutto è pronto, basta solo sapere dove e come prenderlo!

“La sopravvivenza non può essere appresa solo sui testi. Quest’arte si impara con la pratica, meglio se in ambiente ostile.” Jacek E. Palkiewicz

“Gli Zulù costituivano nel Sud Africa una delle più belle tribù. Ogni uomo era un buon guerriero e un buon scout, perché aveva imparato fin da ragazzo.
Quando un ragazzo era abbastanza grande per divenire guerriero veniva spogliato di ogni abbigliamento e completamente dipinto di bianco. Gli venivano dati uno scudo con il quale proteggersi ed un << assegai >> o spiedo corto per uccidere animali e nemici. Veniva quindi lasciato libero nella boscaglia. Se qualcuno lo vedeva mente era ancora bianco gli avrebbe dato la caccia e lo avrebbe ucciso. E la pittura bianca metteva circa un mese a scomparire, e non veniva via lavandosi.
Così per tutto un mese il ragazzo doveva nascondersi nella giungla e vivere come gli era possibile. Doveva seguire le tracce del cervo e strisciare fino a giungergli tanto vicino da colpirlo con lo spiedo, onde procurarsi da mangiare e da coprirsi. Doveva accendersi il fuoco per cucinarsi il cibo, fregando due bastoni l’un contro l’altro. E doveva fare attenzione che il fuoco non facesse troppo fumo, che avrebbe dato nell’occhio di coloro che erano all’erta per dargli la caccia. Doveva essere in grado di correre a lungo, di arrampicarsi sugli alberi e di traversare a nuoto i fiumi per poter sfuggire agli inseguitori. Doveva essere coraggioso e far fronte ad un leone ed a qualsiasi altra belva che lo attaccasse. Doveva conoscere quali piante erano buone da mangiare e quali velenose.
Doveva esser capace di costruirsi una capanna ben nascosta per viverci. Doveva preoccuparsi, dovunque andasse di non lasciar mai tracce dietro di se, per non esser inseguito. Per un mese doveva vivere così, a volte con un calore torrido, altre con tempo freddo e piovoso.
Quando finalmente la vernice bianca era sparita, poteva tornare al suo villaggio. Era allora ricevuto con grande gioia e gli si permetteva di prender posto tra i giovani guerrieri della tribù. Aveva dimostrato di essere in grado di badare a se stesso.” Aveva dimostrato di saper SOPRAVVIVERE.
Tratto da “Scoutismo per ragazzi” di Lord Baden Powell – Ed. ANCORA

“Non aver paura, altrimenti non vedrai alcunché, niente proverai, niente scoprirai. Quelli che hanno paura del rischio non conosceranno mai il rischio dell’avventura, così come quelli che non hanno mai sofferto la fame non conosceranno mai la gioia di mangiare.” – Jacek E. Palkiewicz –

Le doti necessarie per sopravvivere sono innumerevoli: esse variano dalla capacità di adattamento alla rapidità e sicurezza nella decisione; dall’ostinazione all’autocontrollo; dall’efficienza fisica e psichica all’insaziabile desiderio di continuare a vivere comunque nonostante una situazione di disagio; dall’allenamento ad una vita disagevole alla accettazione di situazioni difficili; dall’abilità manuale nel procurarsi il cibo o costruire un riparo allo spirito di adattamento nell’alimentazione. Tutto questo é importante, ma una sola é la dote indispensabile per sopravvivere: la volontà. (Palkiewicz).

Le Regole base per la sopravvivenza

Mai svolgere attività turistico – sportiva da soli (scalate, sci, pesca, campeggio, escursione a piedi, ecc.).
Vestirsi in modo appropriato alle condizioni che si devono affrontare.
Portare almeno un equipaggiamento base: coltello, fiammiferi e fischietto.
Riconoscere i propri limiti fisici e le capacità tecniche nell’affrontare certe imprese.
Conoscere, almeno a grandi linee, la zona dove si è diretti.
Portare carta e bussola e saperli usare.
Comportarsi con prudenza valutando i rischi.
Lasciare una specie di programma circa il proprio spostamento.
Rafforzare la volontà, aver fiducia in se stessi, non mollare mai.

I cinque mai

Mai deconcentrarsi.
Mai rinunciare alla lotta.
Mai arrendersi, tentare ancora.
Mai pensare di aver fatto tutto il possibile.
Mai disperare.

Mountain Bike

Nel percorso culturale, quasi filosofico, che sta cambiando il modo di intendere le vacanze, completamente immerse nel bosco, quindi nella natura trasformandole da un’occasione di ostentazione e di lusso in una coinvolgente riscoperta di valori essenziali, la bicicletta è diventata protagonista assoluta. Sono tanti coloro che hanno riscoperto, o stanno riscoprendo l’emozione che si prova ogni volta che si parte in bicicletta.
Un’ultima occhiata alla cartina stradale, le mani sul manubrio, le prime pedalate, la bicicletta prende velocità, la strada si apre davanti e non si sa dire quali meraviglie svelerà.
Il paesaggio comincia a scorrere lentamente, giusto la velocità che consente di apprezzarlo nei dettagli, e non come una macchia confusa che scorre via dietro i finestrini Viaggiare…spingere sui pedali con un movimento regolare, la sensazione di salute che dà un esercizio fisico rilassato, che non richiede strappi, né movimenti bruschi, né sforzi intensi, i polmoni che si ossigenano, il sole sulla pelle, il vento nei capelli.

Le salite…il ritmo della pedalata che diventa un po’ più lento, il cambio che scatta finché non si trova il rapporto giusto, il paesaggio che, un po’ alla volta, assume una prospettiva diversa, man mano che ci alziamo, che saliamo in quota. Ci si rende conto che anche il bosco cambia…

E arrivati in cima, guardare giù e pensare: “Incredibile. L’ho fatto io, senza motore, senza l’aiuto di nessuno” poi planare giù, in discesa, che è come volare ad un metro da terra, nel silenzio turbato solo dal discreto frusciare delle ruote. E’ come rivedere a cinema la seconda volta lo stesso film. Sensazioni provate nel Parco di Gallipoli Cognato e delle Piccole dolomiti Lucane, terra ricchissima di angoli suggestivi, di paesaggi mozzafiato, di memoria storica, è il luogo ideale per provare l’emozione di un viaggio in bicicletta, sulla strada o in mountain bike…o addirittura per chi preferisce l’estremo può provare il biketrail…

Tiro con l’arco

Cos’è il tiro con l’arco

Come ogni sport, come disciplina od attività che pratichiamo, anche il tiro dell’arco non si può ridurre ad una semplice ginnastica motoria; è sì attività fisica, gioco, passatempo, ma è anche e soprattutto, ricerca interiore. L’azione di scoccare una freccia non si riduce al ben colpire il centro del bersaglio, ma significa educare il corpo e la mente a lavorare in simbiosi attraverso un’azione concettualmente semplice, con il fine di ritrovare l’equilibrio tra ragione ed emozione sempre più critico nel vivere d’oggi. È il modo di ritrovare l’eredità di un gesto antico di millenni, elementare ma tremendamente efficace. È scoprire la bellezza del volo della freccia, sperimentando durante questo attimo brevissimo ma infinito, la sospensione dei sensi.

Il tiro di campagna

Il tiro di campagna, si pratica simulando situazioni di caccia, con l’utilizzo di animali tridimensionali.

L’attività sportiva si pratica principalmente su percorsi in montagna o in collina lungo i quali, seguendo un itinerario prestabilito, sono dislocate un determinato numero di piazzole a distanze sconosciute. L’uso di questo tipo di bersaglio è particolarmente stimolante per l’arciere che in questo modo è messo costantemente alla prova sia per la difficoltà dei tiri, in salita, in discesa, sia per la dinamicità di un tiro mai uguale, neanche nella stessa piazzola dove ogni freccia è scoccata da una distanza diversa dall’altra. Tiri mobili, a tempo, nel fitto di un bosco o in un campo aperto sono ciò che fanno del tiro di campagna una disciplina unica nel suo genere.

Attrezzatura
 

arco
frecce
paradita per la mano che tenderà la corda
parabraccio per il braccio che sosterrà l’arco
faretra
binocolo
borsa per l’arco

Gli archi in commercio, cosa molto importante, si differenziano tra loro per il peso (che viene misurato in libbre) e per l’altezza (che viene espressa in pollici). Essi, inoltre, si diversificano per i materiali con cui sono costruiti: quelli più comunemente utilizzati nelle gare sono composti nella parte centrale (riser) da leghe di alluminio o ergal, mentre i flettenti sono fabbricati in composito di carbonio.
La normativa di gara attualmente vigente permette il tiro agonistico con tre diverse tipologie di arco: arco nudo, stile libero o arco olimpico, compound.

Per arco nudo si intende un arco privo di accessori. Sono consentiti esclusivamente un poggia freccia (rest) e un bottone elastico (ammortizzatore di freccia). Questo è sicuramente il modo di tirare che più si avvicina alle originarie tecniche di tiro.

L’arco olimpico (o stile libero) è identico al precedente. Ad esso la regolamentazione di gara consente di installare, oltre al rest ed all’ammortizzatore di freccia, un mirino e degli stabilizzatori che permettono di ottenere un tiro più preciso.

Il compound, arco di nuova generazione, si distingue a colpo d’occhio tra i tre. E’ più corto degli altri ed alle sue estremità sono installate delle carrucole ( cam ) che hanno la funzione di diminuire lo sforzo di trazione fatto dall’arciere. Possono essere installati uno stabilizzatore ed un mirino dotato di una lente di ingrandimento. Il compound risulta essere un arco più potente dei precedenti e molto più preciso. Le frecce maggiormente utilizzate sono in alluminio, in carbonio, in materiale composito ( alluminio e carbonio). Per essere balisticamente ottimizzate devono essere ‘messe a punto’ (cioè equilibrate) perfettamente: ciò è possibile grazie a punte ed inserti, intercambiabili, di pesi differenti ( il peso di punte e inserti viene espresso in grani ).

Storia del tiro con l’arco in Italia

Il Tiro con l’Arco è nato in Italia intorno agli anni Cinquanta, per opera di alcuni appassionati di Treviso, Gorizia, Milano, Bergamo e Roma. Nel 1950 la Compagnia Arcieri di Treviso organizzò la prima gara sull’Altopiano di Cansiglio: vi presero parte una ventina di tiratori. Nel 1961 le 6 Compagnie già costituite si riunirono all’Arena di Milano e dettero vita alla Federazione Italiana di Tiro con l’Arco (FITARCO).
Nel 1962 venne disputato a Milano il primo Campionato italiano con formula della singola gara. Questa formula rimase in vigore fino al 1964 quando venne sostituita da un sistema di classifica che teneva conto delle prestazioni fornite su tutto l’arco della stagione. Oggi il Campionato si disputa secondo i regolamenti della Federazione Internazionale.

Diritti ed i doveri dell’arciere

L’arco e tutti i suoi accessori sono di libera vendita nei negozi specializzati. L’arco può essere tranquillamente tenuto in casa senza nessun obbligo di denuncia alle autorità e può essere liberamente trasportato in macchina purché chiuso nella sua custodia e solo per recarci ad una attività autorizzata di tiro con l’arco. Si può anche trasportare l’arco su un mezzo pubblico, purché sia sempre chiuso in una custodia e non possa in alcun modo arrecare danno a persone o cose. Non si può tirare con l’arco in luoghi aperti al pubblico, al di fuori di manifestazioni autorizzate o luoghi di allenamento conformi alle norme di sicurezza. Questo significa che si può tirare nel giardino di casa, se adeguatamente protetto, ma non possiamo assolutamente tirare né ai giardini pubblici né in un bosco su una collina isolata. L’arco può essere utilizzato per la caccia, seguendo le normative delle leggi regionali. In ogni caso occorre conseguire la licenza di caccia ed il porto d’armi. Essere sorpresi da un guardiacaccia con arco e frecce al di fuori delle strutture autorizzate al tiro con l’arco, può dar luogo ad una denuncia per atteggiamento venatorio ed al sequestro dell’arco.

Skyrunning

Lo Skyrunning è la corsa in alta quota o in modo più filosofico la corsa del cielo, una disciplina sportiva nata all’inizio degli anni novanta, anche se tracce di questo modo di interpretare la corsa e la montagna si trovano già diversi anni prima. Possiamo considerare lo skyrunning come l’unione della corsa con la montagna e quindi la massima espressione e sintesi di un’originale filosofia di interpretare queste due specialità.

Nel 1995 viene fondata la Federazione Sport Alta Quota (FSA) e questo ha permesso allo skyrunning di avere una propria federazione e una propria connotazione specifica con obiettivi, un calendario e uno statuto. Questo ha permesso di valorizzare, diffondere e far crescere sempre più questa nuova disciplina sportiva. La Federazione propone ogni anno un calendario gare che prevede la disputa di una serie di prove che vanno a costituire il Campionato Italiano Skyrunning e lo Skyrunning World Series, oltre che ad alcune prove di skyrace classiche, il calendario delle prove del Vertical Kilometer e alcuni Eventi Speciali.

Negli ultimi anni sempre più persone si sono avvicinate a questo sport e il panorama delle competizioni nazionali ed internazionali si è notevolmente ampliato. Alcuni atleti provenienti dalla corsa in montagna o dalle gare di lunga distanza (cross, gare su strada, mezze maratone e maratone) si avvicinano a queste competizioni con uno spirito agonistico e competitivo puro; altri invece partecipano semplicemente per divertimento e per sfidare i propri limiti e la propria resistenza fisica. Le gare di skyrunning si disputano a quote considerevoli comprese tra i 2000 e i 4000 metri, con notevoli dislivelli e con una lunghezza del percorso gara che varia dai 25 ai 50 km. I percorsi possono comprendere tratti innevati o ghiacciati la cui difficoltà alpinistica non supera però il secondo grado. Necessitano quindi di un adeguata preparazione tecnica e di una cura dell’alimentazione e dell’equipaggiamento da utilizzare. Le gare di skyrunning si svolgono spesso in meravigliosi scenari dalle montagne delle Alpi alle cime del Colorado sino agli altipiani tibetani Aspetto interessante è che parallelamente ad alcune di queste competizioni vengono svolte anche ricerche scientifiche per monitorare alcuni parametri degli atleti come lo stress psicologico, l’ipossia, lo sforzo muscolare, al fine di raccogliere dati per lo studio e la ricerca della fisiologia e della biochimica umana in alta quota. Per tutte queste caratteristiche lo skyrunning si differenzia e non appartiene alla categoria delle corse in montagna. L’amore per la montagna e per la corsa accomuna tutti questi “corridori del cielo”, uomini e donne in grado di sostenere immensi sforzi comunque ripagati dalle emozioni che gare di questo genere sono in grado di farti assaporare.

Trekking

Il trekking è una forma di turismo basata sul camminare lungo sentieri variamente attrezzati. È un tipo di escursionismo. Alternative o complementari sono le escursioni a cavallo, la mountain bike, la canoa, il free climbing, lo sci di fondo e lo scialpinismo. Il trekking offre a volte la vista di panorami indimenticabili
Il termine deriva dal verbo inglese to trek, che significa camminare lentamente o anche fare un lungo viaggio. Normalmente si svolge in montagna o comunque in un ambiente naturale, e può essere accompagnata da attività naturalistiche quali il birdwatching, l’osservazione di specie botaniche o anche la visita di monumenti o fenomeni naturali posti lungo il percorso. L’escursionista seriamente motivato deve avere rispetto dell’ambiente che attraversa, evitare di fare rumore, rispettare i sentieri, non manomettere la segnaletica, non lasciare rifiuti (che potranno essere compattati e trasportati fino ad un cestino, o meglio ancora a valle), non cogliere specie botaniche protette o molestare animali selvatici, accendere fuochi solamente in luogo adatto e con adeguata competenza, spegnerlo accuratamente prima della partenza, non gettare mozziconi di sigaretta accesi (e neanche spenti possibilmente).