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Orienteering

Introduzione

L’Orienteering è una disciplina sportiva di recente acquisizione in Italia, sviluppatasi in Scandinavia nel corso di questo secolo e attualmente praticata in molti Paesi Europei.
E’ il meraviglioso sport dei boschi che fa vivere emozioni stupende ai suoi praticanti. Si svolge in ambiente naturale, tra boschi e pascoli montani ma anche sui colli, in pianura e perfino in città. L’orienting è uno sport che coinvolge la mente ed il corpo.
Può essere uno sport individuale oppure condiviso in famiglia o fra gli amici. Con l’aiuto di una mappa accurata e dettagliata e di una bussola, si cerca un percorso a piedi attraverso il territorio passando da un check-point (punto di controllo) ad un altro check-point. L’immaginazione, l’esperienza e le capacità personali aiutano a scegliere il miglior percorso. Ognuno definisce la propria andatura: può essere una tranquilla passeggiata tra le foreste o una competizione accesa contro il tempo e gli altri partecipanti.

Un percorso di orienteering è composto da un punto di inizio e una serie di punti di controllo che sono segnati con dei cerchi sulla mappa, numerati e collegati da linee. Per terra lungo il percorso vengono posizionate delle bandierine di controllo che indicano un check-point, ossia il posto che i partecipanti devono visitare. Ad ogni partecipante viene fornita all’inizio una mappa con la descrizione di ciascun check-point presente nel percorso. I partecipanti devono visitare ogni check-point e segnalare la propria presenza perforando la mappa con una obliteratore posizionato vicino alla bandiera che riporta il numero del controllo. Dopo aver visitato tutti i punti di controllo si può giungere al punto di fine.

Storia dell’orienteering

1897: l’orienteering nasce in Norvegia con la prima manifestazione di orientamento
1919: a Stoccolma viene organizzata la prima gara ufficiale di Corsa di Orientamento con la partecipazione di circa duecento concorrenti
1932: la prima gara internazionale. A partire da questo momento l’Orienteering si diffonde in molti paesi europei.
1959: in Svezia, si costituisce l’I.O.F.(International Orienteering Federation)
1965: a aprtire da questo anno si disputano i Campionati Mondiali, con una partecipazione sempre più crescente di paesi interessati e concorrenti
1998: l’Orienteering è ammesso a partecipare alle Olimpiadi Invernali
Storia dell’orienteering in Italia

1974: la prima gara ufficiale di corsa d’orientamento, viene organizzata a Ronzone (Passo della Mendola)
1976: si disputano i primi Campionati Italiani su cartina realizzata secondo le norme internazionali.
1986: il CONI riconosce questo sport e ne promuove l’adesione alla FIDAL

Fasi della gara

Iscrizione: al momento dell’iscrizione viene consegnato il pettorale ed il cartellino-testimone che l’atleta punzonerà in gara. Nelle gare maggiori si utilizza un sistema di punzonatura elettronico, con scheda magnetica.

Partenza: i concorrenti partono a intervalli di alcuni minuti uno dall’altro. Al via il concorrente riceve la carta del terreno di gara su cui sono riportati alcuni cerchietti, che rappresentano i punti di controllo.

La gara: in gara vanno raggiunti i punti di controllo, nello stesso ordine in cui sono numerati sulla carta. Ad ogni controllo si trova un segnale bianco-arancio: la lanterna, ove l’atleta troverà un punzone con cui marcare sul cartellino-testimone personale il proprio passaggio.

L’arrivo: appena superato il traguardo, viene rilevato il tempo di passaggio, e il cartellino-testimone viene ritirato e controllato. Se le punzonature sono complete, vince l’atleta classificato col tempo inferiore.

La carta topografica

La carta topografica è realizzata appositamente per l’orienteering; è una rappresentazione dettagliata del terreno di gara, con l’uso di una simbologia precisa e convenzionata a livello internazionale: il triangolo indica il punto di partenza della gara i cerchi indicano i punti di controllo da visitare in gara la lanterna è situata precisamente al centro del cerchietto il doppio cerchio rappresenta l’arrivo

La bussola, insieme alla cartina, è l’unico strumento permesso in gara; viene usata per due scopi principali: orientare la cartina e individuare la direzione da prendere. Diventa indispensabile quando si hanno pochi particolari di riferimento sulla carta. Nella bussola l’elemento caratterizzante è l’ago magnetico, una piccola calamita che ruota liberamente attorno ad un perno.
L’ago tende ad allinearsi col campo magnetico terrestre, in cui viviamo immersi; la sua direzione perciò non cambia quando ruotiamo la bussola, e diventa un riferimento importante per orientarci nel territorio. La parte rossa dell’ago indica il nord magnetico. Determinare l’Azimut significa individuare con la bussola la direzione da prendere. Azimut è l’angolo in senso orario della direzione di marcia riferito al nord magnetico.

Cartellino o Testimone

Bisogna dimostrare che si passa dal punto di controllo. Lo si fa marcando il cartellino, o testimone, con la punzonatrice, della lanterna. La prima lanterna del percorso si registrerà nella casella 1, la seconda nella 2, e così via di seguito. Ad ogni controllo c’è una diversa matrice per ciascuna punzonatrice. In questo modo i giudici verificano, all’arrivo, l’esatta sequenza di gara. Nelle manifestazioni più importanti, da qualche anno si utilizza un sistema di punzonatura elettronico. Il classico cartellino-testimone è diventato una scheda magnetica ed il tradizionale punzone una scatolina metallica,denominata stazione. Inserendo la scheda magnetica nella scatoletta metallica la registrazione è immediata ed è confermata da un segnale luminoso ed uno acustico.

Parapendio

Definizione: Il parapendio e’ un paracadute a profilo alare, progettato per decollare utilizzando la spinta delle gambe del pilota, e per volare utilizzando soltanto l’energia del vento,e quella della gravità.

“Una volta che abbiate conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo perché la siete stati e la desiderate tornare.”  Leonardo Da Vinci

Differenze con il paracadute

Il parapendio è concettualmente simile ai paracadute direzionali moderni utilizzati per il paracadutismo, ma vi sono alcune differenze importanti. La prima è che mentre il paracadutista si lancia da un aereo con il paracadute chiuso sulle spalle, il parapendista decolla da terra con il parapendio già ben aperto. Il parapendio infatti decolla per mezzo della rincorsa del pilota, che consente alla vela di alzarsi da terra e di riempirsi d’aria. In secondo luogo la costruzione stessa del parapendio è aerodinamicamente più raffinata, in quanto il mezzo non deve subire lo choc dell’apertura immediata ad alta velocità e deve avere una ‘efficienza’ in aria notevolmente superiore.
Il parapendio inoltre ha una superficie alare molto più grande rispetto a quella di un moderno paracadute da lancio e questo gli consente di veleggiare e salire nell’aria sfruttando le correnti termiche e dinamiche; ed è proprio questa la caratteristica fondamentale del parapendio, grazie alla quale un volo può durare ore.

Differenze con il deltaplano
Il deltaplano ha una struttura rigida composta da tubi in lega di alluminio per mantenere la forma alare; il pilota normalmente vola coricato in avanti e conduce il mezzo mediante una barra. Nel parapendio invece, la forma alare viene mantenuta attraverso la pressione dell’aria all’interno della vela, il pilota vola seduto e manovra il mezzo mediante due maniglie, i “freni”.

Costi

Il prezzo varia a seconda dei modelli (e quindi delle prestazioni) e va indicativamente da 1.500€ a 3.000€. Esiste comunque un fiorente (e garantito!!!) mercato dell’usato sul quale si può acquistare una buona vela da circa 500€ in poi.

Durata

Uso e soprattutto abuso, strappi, ultravioletti ed umidità, in genere limitano la vita utile del parapendio a circa 4 – 5 anni.
E’ comunque chiaro che questa durata dipende moltissimo dall’utilizzo della stessa vela. Ad esempio è sconsigliato acquistare vele da competizione usate, proprio per l’uso intensivo e particolarmente duro che esse subiscono nell’arco di una stagione.

Curiosità: “E se finisce il vento?…”

Una domanda che fa sorridere gli esperti, ma che viene spesso posta dai non addetti ai lavori.
Il parapendio, come il deltaplano, l’aliante o l’aeroplanino di carta che lanciamo a mano, genera da solo, volando e planando nell’aria, il “vento relativo” necessario al proprio sostentamento, può quindi volare anche in completa assenza di vento.

Yoga

Lo Yoga è una delle sei darshana, ovvero i sistemi ortodossi della filosofia induista.

Fisiologia sottile. Sono visibili i chakra (ruote di energia), le nadi (canali) e Kundalini (Energia Madre che si trova a livello dell’osso sacro)
Dalla radice sanscrita yuj che significa “unione” o “vincolo”, Yoga indica l’insieme delle tecniche che consentono il congiungimento del corpo, della mente e dell’anima con Dio (o Paramatma). Colui che segue e pratica il cammino dello Yoga è chiamato yogi o yogin.
La prima grande opera indiana che descrive e sistema le tecniche dello Yoga è lo Yoga Sutra (Aforismi sullo Yoga), redatto da Patanjali, che raccoglie 185 aforismi. Gli studi tradizionali indiani identificavano Patanjali con l’omonimo grammatico vissuto nel III secolo AC ma studi filologici più moderni hanno postdatato la redazione dell’opera ad un’epoca presumibilmente altomedievale.

Patanjali indica al praticante gli 8 stadi (o arti) dello Yoga, cioè gli otto passi che conducono all’unione con Paramatma:

Yama – comandamenti morali
Niyama – norme di autopurificazione
Asana – posizioni del corpo
Pranayama – controllo del respiro
Pratyahara – emancipazione della mente
Dharana – concentrazione
Dhyana – meditazione
Samadhi – stato di coscienza superiore (unione con Paramatma)

La fisiologia indiana

Le tecniche insegnate dallo Yoga si fondano sulla fisiologia indiana secondo la quale il corpo umano è attraversato da canali energetici, le nadi, nei quali scorre il prana, l’energia universale. Le nadi sono oltre 40.000 ed irragiano tutto il corpo dell’energia dell’universo, i tre canali più importanti sono ida, pingala e sushuma che scorrono intorno alla spina dorsale incrociandosi in alcuni punti. Per una descrizione più approfondita dell’argomento vedi le seguenti voci:

chakra
nadi
kundalini

Le principali pratiche

Istruttore Yoga mentre esegue un’asana dello Hatha Yoga. Questa breve descrizione della fisiologia indiana è utile per comprendere il significato delle principali tecniche “esteriori” dello Yoga:

Asana (posizioni)
pranayama (tecniche di respirazione)
meditazione

La meditazione recettiva

Nello Yoga, è chiamata meditazione recettiva quella tecnica che, attraverso il silenzio e l’assenza di pensieri, permetterebbe alla mente di raggiungere il livello definito di “coscienza trascendentale”, ossia uno stato di coscienza ancora più sottile del sonno in cui la mente è completamente espansa e silente, noto anche come “consapevolezza senza pensieri”.
Tale stato favorirebbe l’esperienza della visione e, ad un livello superiore, dell’illuminazione, ossia della rivelazione della divinità onnipresente. Alla recezione seguirebbe la fase della “registrazione”, cioè della fissazione, immediata o a distanza di tempo, dell’esperienza nella psiche.

Asana

Le Asana sono posizioni del corpo con le quali il praticante purifica e rafforza i canali energetici, spingendo il prana a scorrervi all’interno. Ogni posizione fa confluire maggiore prana verso specifiche parti del corpo, irradiando le relative nadi ed i chakra interessati. Le posizioni, quindi, non sono soltanto complessi esercizi ginnici, bensì strumenti per incanalare l’energia nelle diverse parti del corpo.

Pranayama

Il Pranayama è un insieme di tecniche di respirazione che consente l’accumulo e l’utilizzo del prana. Attraverso il controllo del respiro il praticante è in grado di purificare il corpo e la mente.

Alcuni tipi di Yoga classico

Bhakti Yoga (Y. della devozione)
Hatha Yoga (Y. fisico)
Jnana Yoga (Y. della conoscenza)
Karma Yoga (Y. dell’azione)
Dhyana Yoga (Y. della meditazione)
Mantra Yoga (Y. delle formule o mantra)
Raja Yoga (Y. regale): conosciuto anche come Ashtanga Yoga

Altri tipi di Yoga

Ananda Marga Yoga
Iyengar Yoga
Kriya Yoga
Kundalini Yoga
Sahaja Yoga
Anusara Yoga

Alcuni testi classici

Bhagavad Gita (v. Mahabharata): Il Canto del Beato (v. Karma Y., Jnana Y., Bhakti Y., Dhyana Y.)
Gheranda Samhita: (v. Hatha Y.)
Hatha Yoga Pradipika: (v. Hatha Y.)
Upanishad: (v. Jnana Y.)
Veda: (v. Jnana Y.)

Culturismo

Il culturismo (in inglese bodybuilding) o cultura fisica, è lo sport che tramite l’uso di pesi e un’alimentazione specifica si pone come fine ultimo il cambiamento della composizione corporea. In sintesi la cultura fisica è stata concepita come uno sport dove le finalità sono estetiche prima che competitive.
Alcuni autori considerano il culturismo come una branca della medicina estetica, viste le profonde implicazioni di fisiologia muscolare e scienza dell’alimentazione a cui è soggetta.

Nel culturismo il praticante, tramite un allenamento specifico con i pesi cerca di aumentare le proprie masse muscolari fino a raggiungerne il massimo sviluppo. Per fare questo esistono varie metodologie di allenamento tra cui possiamo ricordare: i sistemi Weider, padri del culturismo, e quelli ad alta intensità il cui capostipite è l’heavy duty di Mike Mentzer . I programmi di allenamento per essere effettivi devono essere supportati da programmi alimentari adeguati. L’allenamento senza una corretta alimentazione è considerato una semplice ginnastica con i pesi senza alcuna finalità estetica.

Può essere molto diverso da “andare in palestra” e significa impegno in un’attività difficile ma non complicata: non servono complesse conoscenze di anatomia, fisiologia e biochimica (i tre fondamenti della scienza medica) per potersi allenare correttamente ed avere successo in questa disciplina, anche se la padronanza dei rudimenti risulta indispensabile per capire i perché delle cose. I concetti teorici e pratici da conoscere veramente sono solo una manciata, mentre la parte principale e più impegnativa, ma anche più divertente e gratificante del “gioco del ferro” sta nell’avere la motivazione, la disciplina e la perseveranza necessarie ad applicarsi per un periodo di tempo sufficientemente prolungato nell’allenamento duro ma sensato, nella dieta sana, e nel soddisfacimento delle esigenze di recupero e sonno personali, giacché gli incrementi importanti di forza, potenza e massa muscolare, nonché la riduzione della percentuale di grasso corporeo, richiedono alla maggioranza delle persone abbastanza tempo, uno sforzo ben applicato e un approccio informato ai corretti principi biologici alla base della pratica.

Sono pochissime le persone dotate per natura delle caratteristiche del campione (privilegi genetici) e che possono godere delle opportunità del campione (privilegi ambientali) che permettono loro di prendere scorciatoie in deroga ad alcuni principi di base ed ottenere comunque risultati degni di nota senza compromettere in qualche modo, ma non sempre ci riescono, la propria salute.

Purtroppo l’esperienza insegna che per la maggior parte delle persone le cose non funzionano così: hanno invece assoluta necessità di seguire un programma di allenamento-dieta-riposo adeguato alle proprie caratteristiche fisiche e psicologiche, strutturato e rigoroso, giacché possono permettersi di commettere pochi errori. Devono aver chiare le motivazioni che le spingono ad allenarsi e gli obiettivi realistici che perseguono, e devono aggiornarli nel tempo, tenendo nota dei progressi e acquisendo consapevolezza dei motivi di certe scelte tecniche e della necessità di certe modifiche nel proprio stile di vita. Devono coltivare la proprie buone abitudini nel tempo, senza darle mai per scontate, perché la capacità di dormire tanto e bene, come quella di allenarsi in modo corretto e intenso o di mangiare in modo sano e moderato non si acquisisce dall’oggi al domani e non si mantiene automaticamente senza una precisa volontà.
La conoscenza include le nozioni corrette inerenti i tre pilastri della costruzione del fisico, ossia l’allenamento duro ma ben dosato e tecnicamente corretto, la buona alimentazione o dieta che dir si voglia, ma senza dare a tale termine alcun connotato restrittivo, e il recupero, costituito da sonno, riposo e relax, necessario affinché il fisico abbia la possibilità concreta di svilupparsi.
Il mezzo per acquisire la conoscenza è duplice: una documentazione critica e ragionevolmente scettica, guidata dal buon senso, dal principio del confronto non ideologico tra idee diverse (spesso non sono le differenze ad essere essenziali, ma le cose in comune) e del controllo delle fonti (non fidarsi mai senza aver controllato), e soprattutto la sperimentazione personale entro un’ipotesi di lavoro o metodo che sia verosimilmente corretta, sulla base dell’esperienza degli altri e delle conoscenze che sono patrimonio delle scienze mediche e della fisiologia in particolare.
Naturalmente anche nel culturismo esistono gare dove giudici devono giudicare gli atleti secondo specifici parametri come sviluppo delle masse muscolari, simmetria, proporzioni, percentuale di grasso e capacità di posatori.

Equitazione

L’equitazione è uno sport olimpico che prevede l’abbinamento fra uomo e cavallo (dalla cui radice latina, equus, prende il nome). Può essere praticato sia singolarmente che in gare organizzate per squadra, in strutture coperte, in maneggi all’aperto o in campagna (a seconda della disciplina scelta).

Tipi di equitazione
Da lavoro:
– Monta Western (Stati Uniti);
– Vaquera (Argentina, Spagna ecc);
– Maremmana (Italia).

Sportiva:
– Monta all’Italiana (o inglese);
– Monta Western (Gare del Rodeo).

Le andature del cavallo
Le andature naturali del cavallo sono tre:

Il passo: è un’andatura “camminata” in quattro tempi. Il cavallo muove gli arti uno alla volta in questa successione: posteriore ds-anteriore sn-posteriore sn-anteriore ds. È un’andatura poco faticosa ma lenta. Il cavallo con questa andatura percorre da 5 a 7 Km in un’ora.

Il trotto: è un’andatura “saltata” in due tempi per diagonali in questa successione: posteriore ds con l’anteriore sn (diagonale sinistro) posteriore sn con l’anteriore ds (diagonale destro). A questa andatura il cavallo sviluppa una velocità che va dai 10/12 Km/h fino ai 55 Km/h nelle corse al trotto.

Il galoppo: è un’andatura “saltata” in tre tempi ed il cavallo muove prima un posteriore poi il diagonale infine l’altro anteriore. Il galoppo si dice “destro” o “sinistro” a secondo quale anteriore tocca per ultimo terra. Nel galoppo da corsa il cavallo scinde la battuta del diagonale in due e quindi si osservano non più tre ma quattro battute. Al galoppo la velocità varia dai 20 ai 70 Km/h (se in corsa su pista).

Impiego appropriato delle andature
Durante una gita, un viaggio od anche durante la semplice passeggiata, è necessario graduare ed economizzare lo sforzo del cavallo, per l’incolumità dell’animale e di chi lo cavalca. Le andature vanno perciò impostate tenendo conto dell’allenamento del cavallo e del cavaliere, della lunghezza della tappa, della natura del terreno, della razza, delle attitudini e del clima.
Quindi, premesso che andando in gruppo vanno rispettate le dovute distanze, è preferibile che:

per ogni ora trascorsa in sella si facciano dai cinque ai dieci minuti con il cavallo sottomano;
si percorrano le salite e le discese ripide a piedi; si galoppi moderatamente e su terreni idonei e poco sassosi;
si approfitti delle ore più fresche della giornata per viaggiare;
si ricordi che l’andatura che rende maggiormente in campagna è il trotto.

Trial

Il trial è una specialità agonistico-amatoriale, che consente a chi si avvicina a questo sport motoristico, di avere sempre il contatto con la natura, nel suo massimo rispetto. La disciplina, nata in Inghilterra nei primi anni del secolo e fino agli anni ’60, le moto utilizzate erano prevalentemente inglesi con motori a quattro tempi di grossa cilindrata; marche come BSA, Triumph, AJS, Matchless, e Ariel erano ufficialmente impegnate nelle competizioni. Con l’inizio degli anni ’60 si ha la prima vera rivoluzione per il Trial: l’arrivo delle Case spagnole con motocicli a due tempi di piccola cilindrata. Il Trial si è diffuso rapidamente in Europa, appassionando negli anni sempre più piloti, a partire da 7 anni di età; in Italia, la disciplina del Trial è diffusa da nord a sud e conta moltissimi appassionati….

Cos’è il TRIAL?
Il Trial è una disciplina motociclistica che si pratica in fuoristrada, superando ostacoli di ogni genere. Amore per la natura, questa è l’essenza dello sport del Trial: l’utilizzo di un mezzo meccanico quale strumento indispensabile per superare ostacoli naturali impervi, la sfida con sé stessi per riuscire a compiere gesti atletici in apparenza impossibili.

Dove si pratica il TRIAL?
Il Trial può essere praticato in ogni percorso fuoristrada che offra degli ostacoli naturali. Non è necessario avere a disposizione grandi spazi per praticarlo poiché uno stesso ostacolo può essere affrontato in molti modi diversi e presentare ogni volta delle difficoltà differenti. La motocicletta da Trial, proprio per le sue caratteristiche di silenziosità, permette di vivere la natura senza disturbarla e soprattutto senza recarle alcun danno.

IL TRIAL è uno sport pericoloso?
Non è assolutamente uno sport pericoloso poiché nel Trial la velocità non è discriminante per la vittoria o meno delle competizione.

A quale età si può iniziare?
Si può iniziare a sette anni con delle motociclette di piccola cilindrata, anche monomarcia, denominate “Minitrial”. in concomitanza delle prove del Campionato Italiano Trial, si ha la possibilità di provare queste piccole motociclette su un tracciato adeguato ai giovanissimi piloti.

Come si svolgono le competizioni di TRIAL?
Le competizioni di Trial sono basate su prove di abilità che consistono nel passare senza posare i piedi a terra lungo in breve percorso, superando alcuni ostacoli naturali. Questi percorsi sono definiti ” zone controllate”, numerate in ordine progressivo e collegate tra loro da un trasferimento. Una gara di Trial dura solitamente dalle 5 alle 6 ore e si svolge su tre giri di trasferimento con inserite in ogni giro da 8 a 10 zone controllate. Alla fine della gara viene redatta una classifica in base alle penalità totalizzate dai concorrenti: vince il concorrente che ha sommato meno penalità.

IL TRIAL INDOOR è diverso dal TRIAL naturale?
Il Trial indoor è una gara di Trial disputata con ostacoli artificiali creati appositamente per la competizione.Il Trial indoor è una gara a cui solitamente partecipano pochi concorrenti( solitamente da 8 a 10), su ostacoli che risultano più difficili degli ostacoli naturali; per questo motivo il Trial indoor è solitamente disputato da piloti più esperti.Anche le regole del Trial indoor sono leggermente differenti da quelle applicate nel Trial ad ostacoli naturali. Il Trial indoor è inteso più come uno spettacolo per il pubblico che uno sport per principianti.

DEDICATO alle mamme e ai papà
Non c’è ragazzo o addirittura bambino che non sia affascinato dalla vista di una motocicletta. Se il ragazzo, il bambino, si sentono attratti dalla moto, ecco che indirizzandoli verso lo sport del TRIAL si otterranno molti vantaggi. In primo luogo le moto da Trial non sono veloci, perché il Trial è sport dove la velocità non conta; questa situazione riduce a zero la pericolosità potenziale del mezzo. Il Trial poi si pratica, su fuoristrada o comunque su ostacoli e in aree non aperte alla pubblica circolazione, e questo annulla il periodo di incidenti con le auto o altri mezzi. Inoltre, visto che questa specialità motociclistica prevede in sostanza il superamento degli ostacoli da parte di un uomo dotato di mezzo meccanico e con l’ausilio di una particolare tecnica di guida, ne deriva che il ragazzo si trova nella maggior parte dei casi ad essere “costretto” a:
– analizzare la tipologia e la difficoltà dell’ostacolo
– valutare e scegliere la tecnica con cui affrontarlo, la traiettoria più facile per percorrerlo, ecc.

Il Trialista imparerà molto presto a coordinare la sua azione, a controllare al meglio i suoi movimenti,ad essere insomma più razionale possibile, se vorrà superare indenne l’ostacolo: un esercizio di grande importanza, per un ragazzo il cui carattere è via di formazione. La Federazione Motociclistica Italiana dà a vostro figlio la possibilità di provare. Accompagnatelo alle giornate di promozione organizzate di volta in volta su tutto il territorio nazionale. Uno staff di esperti lo aiuterà a conoscere il Trial, utilizzando delle motociclette adatte alla sua età.

Sci

Lo sci è probabilmente il più antico mezzo di locomozione inventato dall’uomo, prima ancora della ruota. Non esiste una datazione certa dell’uso degli sci. Alcuni ritrovamenti fossili in Siberia, Scandinavia e Lapponia datano i primi strumenti di questo tipo al 2500 AC circa; in una torbiera di Hoting, in Svezia, in particolare, ne sono stati rinvenuti un paio in ottime condizioni di conservazione e risalenti a quel periodo. Famoso è poi il petroglifo ritrovato nell’isola di Rodoy, in Norvegia: una splendida incisione rupestre, databile intorno a 4000 anni fa, che rappresenta una figura umana con ai piedi degli inconfondibili sci.
Veri specialisti degli sci furono però i Lapponi; circa 2000 anni fa calzavano uno sci lungo e sottile, quasi come quello attuale, nel piede destro, mentre nel sinistro ne calzavano un altro più corto con sotto una pelle di foca, usato per appoggiarsi e darsi la spinta. Questo particolare mezzo di locomozione era ancora in uso in Lapponia fino all’inizio del nostro secolo.
Nelle Historiae di Erodoto (IV secolo a.C.) si parla di popoli dell’Asia minore con “scarpe di legno” per spostarsi sulla neve e alcuni riferimenti compaiono anche nell’Eneide di Virgilio. È stato pure scoperto che nell’arcaico alfabeto cinese esiste un ideogramma che significa ed indica un preciso attrezzo: la “tavoletta per scivolare”.
Con maggiore precisione l’uso degli sci è descritto nella Historia de Gentibus Septentrionalibus (1565) scritta da Olaus Magnus, arcivescovo di Uppsala e plenipotenziario del re di Svezia presso la Santa Sede.
Il primo italiano a usare un paio di sci pare sia stato il prelato Francesco Negri nel suo viaggio in Lapponia nel 1663, durante il quale raggiunse Capo Nord: egli riferisce di “due tavolette sottili, che non eccedono in larghezza il piede, lunghe otto o nove palme, con la punta alquanto rilevata per non intaccar la neve” (dal libro pubblicato postumo “Viaggio settentrionale”).

Con gli sci si possono percorrere dai 300 ai 400 chilometri al giorno, e sembra proprio che la colonizzazione dell’America sia avvenuta con gli sci ai piedi. A testimonianza di tali eccezionali risultati, nel 1888 Fridtjof Nansen (studioso, esploratore, premio Nobel per la pace nel 1922) in 39 giorni raggiunse la Groenlandia, la attraversò interamente ed arrivò infine nella baia di Baffin (America). La sua avventura è narrata nell’opera Con gli sci attraverso la Groenlandia del 1890.

Di fondamentale importanza per la nascita dello sci contemporaneo sono le innovazioni tecniche apportate dall’eclettico pittore-inventore Mathias Zdarsky che, alla fine dell’800, accorcia gli sci fino a 1 metro e 80 (oltrepassavano i 3 metri) e sperimenta più di 180 tipi di attachi di cui ne brevetta 25; Il più funzionale è il “Lilienfelder”, dal nome del suo villaggio, che impedisce al piede di scivolare lateralmente e presenta una talloniera di ferro.

Statuto associazione Selviturismo

Statuto dell’Associazione Selviturismo Italia (A.S.I.)

Art. 1 – Denominazione
E’ costituita in Accettura (MT) un’associazione di volontariato denominata A.S.I. “Associazione Selviturismo Italia”, a durata illimitata.

Art. 2 – Sede
L’associazione ha sede in Accettura (MT), Via Circolo Garibaldi n° 16.
La sede sociale potrà essere variata, con deliberazione del Consiglio Direttivo. Il Consiglio direttivo può altresì istituire, con deliberazione, altre sedi periferiche con dipendenza diretta, in qualsiasi città Italiana o Europea, per lo svolgimento delle proprie finalità e per scopi di rappresentanza.

Art. 3 – Statuto
L’associazione è disciplinata dal presente statuto ed agisce nei limiti delle Leggi Statali e Regionali, del D.Lgs. n° 460/97 e dei principi generali dell’ordinamento giuridico. Ulteriori aspetti relativi all’organizzazione ed all’attività dell’associazione possono essere disciplinati, in armonia col presente Statuto, dal Regolamento interno, emanato a cura del Consiglio Direttivo. Il presente statuto è modificabile con delibera dell’Assemblea da adottarsi alla presenza almeno dei due terzi dei componenti in prima convocazione e della metà più uno in seconda convocazione e col voto favorevole della maggioranza dei presenti, rilevati all’atto della verifica che dichiara valida l’Assemblea.

Art. 4 – Scopi sociali
L’associazione, senza fini di lucro, persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale e in particolare:
promuove e diffonde la conoscenza della SELVICOLTURA, cioè quella parte delle scienze forestali relativa all’impianto, alla costituzione alla conservazione e all’utilizzazione dei Boschi.
Promuove e diffonde l’importanza delle foreste e la necessità della loro salvaguardia per le azioni benefiche che esplicano ai fini produttivi, protettivi ed ambientali. Promuove e diffonde tutte le multifunzioni del Bosco (idrogeologica, economica, igienica, climatica, estetica e paesaggistica, terapeutica e ricreativa);
Promuove e diffonde l’idea del “SELVITURISMO”, inteso quale forma di turismo nel Bosco derivato dalla Selvicoltura, collegato all’insieme di tutte quelle attività antropiche praticate all’interno di esso, con particolare risalto alle attività sportive, ricreative, formative ed amatoriali esplicabili nel Bosco;
Promuove la partecipazione dei cittadini alla difesa dell’ambiente e alla definizione della propria qualità della vita, al fine di una migliore organizzazione sociale ed una modifica dei comportamenti individuali e collettivi, per consentire uno scambio di conoscenze tecniche professionali collegate alle problematiche forestali ed ecologiche;
Persegue la protezione delle diversità genetiche delle specie animali e vegetali, dell’ambiente, attraverso un’approfondita conoscenza del Bosco, quale luogo di conservazione di specie protette, del substrato produttivo per funghi, tartufi mirtilli, ecc. e tutti gli altri prodotti del sottobosco, ivi compresi i semi, foglie e resine, ma soprattutto, un ambiente adatto ad accogliere sportivi, turisti ed escursionisti e quanti vogliono praticare attività amatoriali, al fine di valorizzare quei prodotti tipici di montagna e soprattutto quelli attinenti al Bosco;
Interviene nel campo dell’educazione e della didattica per favorire nei giovani una coscienza sensibile ai problemi del Bosco e dell’ambiente e di un equilibrato rapporto tra essere umano e natura; diffonde l’idea del Bosco quale elemento terapeutico, approfondendo le relazioni tra gli elementi naturali presenti nel Bosco, la medicina tradizionale e il benessere fisico e psichico della persona (fitomedicina, naturopatìa, cromoterapia, etc.), attraverso la conoscenza delle forme non tradizionali di cura della persona ivi compresa la medicina alternativa.
Diffonde l’idea di utilizzare il Bosco come palestra per gli allenamenti di tutte quelle discipline sportive che nel Bosco si possono praticare.
Promuove e diffonde l’Arte in tutte le sue espressioni: iconiche, pittoriche, scultoree, poetiche, teatrali ecc. ispirate, praticate o comunque riferite al Bosco. Per il raggiungimento dei propri obiettivi l’associazione intende promuovere: la produzione, la distribuzione, la diffusione di materiale scientifico, tecnico, culturale, didattico, attraverso qualsiasi mezzo di divulgazione;
L’organizzazione in proprio, o con la collaborazione di altri organismi, la realizzazione di seminari, assemblee, incontri, corsi di specializzazione, di qualificazione e formazione, borse di studio, dibattiti, conferenze, convegni, anche all’estero, attinenti allo scopo sociale; la gestione di attività a carattere sociale e culturale ed ogni altra iniziativa negli enti locali, luoghi di lavoro, istituti, università, atta ad agevolare lo studio e la preparazione culturale riferita allo scopo sociale;
La promozione di attività di ricerca e di analisi inerenti problemi specifici di carattere ecologico, ambientale, territoriale e socio-economico;
L’organizzazione di gite, escursioni, campi scuola, per diffondere la conoscenza di specie arboree, arbustive ed erbacce tipiche di un ecosistema foresta; la produzione e la diffusione di stampati, anche periodici, di materiale didattico, audiovisivi, filmati ed altro materiale attinente lo scopo sociale;
La promozione e l’organizzazione di ogni forma di volontariato attivo dei cittadini, al fine di salvaguardare e/o recuperare l’ambiente;
La stipula con enti pubblici e privati di contratti e convenzioni;
La promozione di attività di vigilanza per il rispetto delle leggi e delle norme poste a tutela della fauna, della flora e dell’ambiente, nel quadro delle leggi regionali, nazionali e internazionali vigenti;
La gestione di aree naturali protette, oasi naturalistiche e di protezione della fauna, aree siti (SIC e ZPS) cioè quei Siti di Interesse Comunitario e Zone sottoposte a Protezione Speciale – Agenda 2000) e tutte le zone di importanza naturalistica e storico culturale, parchi urbani e suburbani e le relative strutture, nel quadro delle leggi regionali, nazionali e internazionali vigenti.
La gestione di nuovi impianti per raggiungere gli obiettivi prefissati nel Protocollo di Kioto; favorire l’integrazione e i processi di inserimento delle persone diversamente abili ovvero quelle diverse forme di disagio fisico, psichico o sociale, nonché i malati cronici o terminali mediante la fruizione del bosco come elemento terapeutico di sostentamento.
in particolare l’Associazione si propone di raggiungere queste finalità promuovendo iniziative che utilizzino come veicolo primario della comunicazione il web.
L’associazione nel suo funzionamento si ispira ai principi di democraticità, trasparenza e partecipazione da parte di chiunque, in condizioni di uguaglianza e pari opportunità, mantenendo piena indipendenza ed autonomia rispetto ad ogni altra organizzazione;
Tutte le attività di servizio svolte dai soci a favore dell’Associazione, e nonché l’esercizio delle cariche, saranno a titolo gratuito;
Per il raggiungimento degli scopi sociali l’associazione potrà svolgere attività accessorie e strumentali integrative a quelle statutarie.

Art. 5 – Criteri di ammissione e di esclusione dei soci
All’associazione possono aderire tutti coloro che condividono gli scopi sociali e che si impegnano a prestare la loro attività volontaria per favorire la realizzazione degli scopi sociali nei limiti delle proprie possibilità.
Le domande di ammissione, recanti la dichiarazione che si condividono le finalità, rivolte al Consiglio Direttivo, sono accolte dagli organi competenti previsti dal presente statuto.
L’adesione all’Associazione è a tempo indeterminato.
La qualifica di socio si perde per:
Dimissioni volontarie;
Decesso;
Esclusione deliberata dagli organi competenti per manifesta opposizione agli scopi sociali e alle regole dell’Associazione, nonché per morosità: contro tale provvedimento si può ricorrere al collegio arbitrale.
Le domande di adesione potranno essere inviate anche on line all’indirizzo indicato sul sito internet dell’associazione.

Art. 6 – Diritti e obblighi dei soci
I soci hanno i seguenti diritti: di partecipare alle Assemblee; di elettorato attivo e passivo per le cariche sociali se maggiorenni; di concorrere al raggiungimento degli scopi sociali; di informazione e accesso ai documenti e agli atti dell’associazione; di usufruire di tutti i servizi dell’associazione; di dare le dimissioni in qualunque momento.
I soci hanno i seguenti obblighi: di osservare le norme del presente statuto e le deliberazioni adottate dagli organi sociali, di contribuire nei limiti delle proprie possibilità al raggiungimento degli scopi sociali con la propria attività prestata in modo personale, spontaneo, gratuito e non retribuita neppure direttamente dal beneficiario, secondo gli indirizzi degli organi direttivi; di versare regolarmente le quote associative; di astenersi da qualsiasi comportamento che si ponga in contrasto con le finalità e le regole dell’Associazione.

Art. 7 – Contributo associativo
Il contributo associativo non è trasmissibile ad alcun titolo.
I soci che per qualsiasi motivo abbiano cessato di appartenere all’Associazione non possono richiedere la restituzione dei contributi versati, né hanno alcun diritto sul patrimonio dell’ Associazione.
I soci si distinguono in fondatori, onorari, sostenitori, studenti e ordinari.

Art. 8 – Organi sociali
Gli organi dell’Associazione sono:
L’Assemblea generale dei soci;
Il Consiglio Direttivo;
Il Presidente;
Il Collegio dei Revisori conti.
E’ facoltà del Consiglio Direttivo nominare un Presidente onorario e dei Soci onorari, nonché un Direttore e/o Rettore onorario, per essere coadiuvati, con la loro esperienza nell’attuazione dei provvedimenti da adottare e per tracciare delle linee guida per il raggiungimento degli scopi sociali.

Art. 9 – Assemblea generale
L’assemblea è composta da tutti gli associati ed è l’organo sovrano dell’Associazione.
E’ presieduta dal Presidente del Consiglio Direttivo o, in sua assenza, da un socio nominato dalla stessa assemblea.
L’Assemblea ordinaria viene convocata dal Presidente del Consiglio Direttivo, dopo delibera dello stesso Consiglio Direttivo, almeno una volta all’anno per l’approvazione del bilancio consuntivo e preventivo. La convocazione deve avvenire per comunicazione scritta e deve contenere l’indicazione del luogo, del giorno e dell’ora delle riunioni sia in prima che in seconda convocazione con l’elenco delle materie da trattare, mediante lettera spedita a tutti gli associati e/o e-mail almeno 10 giorni prima della riunione.
L’assemblea straordinaria deve essere convocata ogni qualvolta venga richiesta su domanda motivata e firmata da almeno 1/10 dei soci, o da due componenti del Consiglio direttivo: in tal caso l’avviso di convocazione deve essere reso noto entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta e l’assemblea deve essere tenuta entro 30 giorni dalla convocazione.
L’Assemblea può riunirsi anche in un luogo diverso dalla sede sociale, purchè indicata nell’avviso di convocazione
All’assemblea dei soci spetta:
Approvare gli indirizzi generali e il programma delle attività proposte da Consiglio direttivo;
Approvare il bilancio di previsione e il bilancio consuntivo;
Nominare i componenti del Consiglio Direttivo;
Modificare il presente statuto;
Approvare il regolamento;
Deliberare sull’eventuale destinazione degli utili di gestione, se consentito dalla Legge e dal presente Statuto;
Deliberare lo scioglimento e la liquidazione dell’Associazione e deliberare la devoluzione del suo patrimonio anche in caso di estinzione dell’associazione;
Revocare il presidente, col voto favorevole della metà più uno dei soci.
L’Assemblea è regolarmente costituita in prima convocazione con la presenza di metà più uno dei soci; in seconda convocazione è validamente costituita qualunque sia il numero dei soci presenti.
Ogni associato ha diritto ad un voto. E’ ammesso il rilascio di delega scritta purchè ad altro associato. Un associato non può avere più di una delega.
All’Assemblea hanno diritto di intervenire e di votare tutti i soci regolarmente iscritti e in regola con il pagamento delle quote annuali previste. Non è ammessa altra espressione di voto.

Art. 10 – Il Consiglio Direttivo
Il Consiglio Direttivo composto da un minimo di tre membri eletti dall’Assemblea per la durata di 3 anni, realizza gli obiettivi programmatici posti in essere dall’Assemblea e cura ogni affare corrente.
Il Consiglio direttivo, nella sua prima riunione nomina nel proprio seno il Presidente, il Vice Presidente, il Tesoriere, e il Segretario. Il Vice Presidente sostituisce il Presidente, quando quest’ultimo sia impedito. Il tesoriere ha cura della cassa sociale e provvede alle operazioni finanziarie.
Il Segretario verbalizza le riunioni del Consiglio Direttivo e dell’assemblea, coadiuva il Presidente e il Consiglio Direttivo nello svolgimento del loro mandato e cura la tenuta del libro dei soci.
Il Consiglio Direttivo si riunisce su convocazione del Presidente e quando lo richiede almeno un terzo dei suoi componenti e comunque almeno due volte all’anno per deliberare sugli atti della vita associativa.
Per la validità della riunione occorre la presenza della maggioranza dei membri del Consiglio e delibera col voto favorevole della maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto di chi presiede.
Il Consiglio Direttivo può deliberare in materia di organizzazione dell’Associazione; dispone la costituzione di commissioni; nomina il Presidente dell’Associazione; delega compiti al Presidente o ad altri componenti; acquisisce collaborazioni e consulenze con i più ampi poteri per la gestione ordinaria e straordinaria dell’Associazione; fissa l’ammontare della quota associativa o di altri contributi a carico dei soci, prevedendo agevolazioni per gli studenti nel campo delle scienze forestali e/o agrarie e in generale per tutti coloro che operano nell’ambito della selvicoltura e del turismo (selviturismo); redige il bilancio preventivo e consuntivo; delibera circa l’ammissione, la sospensione e l’esclusione dei soci; nomina i soci onorari.
I componenti del Consiglio direttivo possono essere rieletti. Essi decadono qualora sono assenti ingiustificati per tre volte consecutive.
Alle riunioni possono essere invitati esperti con voto consultivo.
In caso di cessazione o dimissioni di uno dei suoi componenti il Consiglio Direttivo provvede alla relativa sostituzione da sottoporre alla ratifica dell’Assemblea nella sua prima riunione successiva alla sostituzione.

Art. 11 – Il Presidente
Il presidente del Consiglio direttivo è anche Presidente dell’Associazione.
È eletto dal Consiglio Direttivo a maggioranza dei voti, tra i propri componenti, nella prima seduta convocata dal componente più anziano di età.

Il presidente dura in carica tre anni ed è rieleggibile.
Il Presidente ha la firma e la rappresentanza sociale e legale dell’Associazione nei confronti di terzi e in giudizio.
Al Presidente compete l’ordinaria amministrazione dell’Associazione, sulla base degli indirizzi emanati dall’Assemblea e dal Consiglio Direttivo, a cui riferisce sull’attività svolta.
E’ autorizzato ad eseguire incassi e accettazioni di donazioni di ogni natura a qualsiasi titolo da Pubbliche Amministrazioni, da Enti e da Privati, rilasciandone quietanze liberatorie ed ha la facoltà di nominare avvocati nelle liti attive e passive riguardante l’organizzazione davanti a qualsiasi istanza giudiziaria e amministrativa.

Art. 12 – Il Segretario
Il segretario è responsabile della custodia e conservazione dei verbali, dei libri sociali, dei bilanci e della documentazione contabile dell’associazione, oltre che dei verbali degli organi previsti dal presente statuto.

Art. 13 – Il Collegio dei Revisori dei conti
Il Collegio dei Revisori dei conti composto da tre componenti di cui uno presidente, ha il compito di curare il controllo delle spese e sorvegliare la gestione amministrativa per poi riferire all’Assemblea in sede di approvazione del bilancio. Il Collegio dei Revisori dei conti deve riunirsi almeno due volte l’anno. L’incarico di revisore è incompatibile con qualsiasi altra carica direttiva. I Revisori dei conti curano la tenuta del Libro delle Riunioni dei Revisori dei conti, partecipano di diritto alle riunioni dell’Assemblea e a quelle del Consiglio Direttivo, con facoltà di parola ma senza diritto di voto. Essi verificano la regolare tenuta della contabilità dell’Associazione e dei relativi libri contabili, danno pareri sui bilanci.

Art. 14 – Il Patrimonio e le risorse economiche
Il Patrimonio dell’Associazione è costituito da: quote associative deliberate dal Consiglio Direttivo; contributi di privati; contributi dello Stato, di enti o istituzioni pubbliche; contributi di organismi internazionali; donazioni e lasciti testamentari; rimborsi derivanti da attività convenzionate; entrate derivanti da attività commerciali e produttive marginali; beni mobili e immobili che sono o diverranno di proprietà dell’associazione; eventuali fondi costituiti con le eccedenze di bilancio; ogni altro tipo di entrata.

Art. 15 – Erogazioni, donazioni e lasciti
Per le erogazioni liberali, le donazioni, i lasciti testamentari, le eredità e i legati (questi ultimi accettati con beneficio di inventario), l’Assemblea delibera sulla loro utilizzazione in armonia con le finalità statutarie dell’Associazione.

Art. 16 – Bilanci
Il bilancio consuntivo è annuale e riflette l’esercizio sociale che va dal 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno e deve essere presentato dal Consiglio Direttivo all’Assemblea dei soci, che lo approva a maggioranza entro e non oltre il 30 giugno dell’anno successivo. L’eventuale attivo viene imputato al fondo sociale. Il bilancio preventivo è approvato con le stesse modalità di cui al precedente comma, entro e non oltre il 28 febbraio dell’anno a cui si riferisce. I bilanci devono restare depositati presso la sede sociale per i quindici giorni precedenti le assemblee che approvano i bilanci relativi, a disposizione di tutti coloro che abbiano motivati interessi di consultazione.
E’ fatto divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitali durante la vita dell’Associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge.

Art. 17  -Responsabilità patrimoniale
L’associazione risponde, con i propri beni, dei danni causati per l’inosservanza delle convenzioni o dei contributi stipulati. L’Associazione, previa delibera del Consiglio Direttivo, deve assicurare i propri soci per i danni derivanti da responsabilità contrattuale ed extracontrattuale dell’Associazione stessa.

Art. 18 – Scioglimento
In caso di scioglimento, per qualunque causa, l’Associazione ha l’obbligo di devolvere il suo patrimonio ad altre organizzazioni di volontariato operanti in analogo settore come previsto dall’art.5 comma 4 della l. 266/91, salvo diversa destinazione imposta dalla legge vigente al momento dello scioglimento. Lo scioglimento è deliberato a maggioranza dai ¾ dei componenti dell’Assemblea sia in prima che in seconda convocazione.

Art. 19 – Collegio Arbitrale
Ogni controversia che dovesse sorgere tra i soci e l’Associazione o all’interno di questa sarà sottoposta al giudizio di un collegio arbitrale formato da tre persone nominate una ciascuna dalle parti in lite e la terza, con funzioni di presidente, nominata dagli altri due e, in caso di dissenso, dal Presidente del Tribunale di Matera.

Art. 20 – Assicurazione
E’ fatto obbligo per l’Associazione provvedere all’assicurazione dei soci contro gli infortuni e i danni a persone e/o cose che dovessero verificasi e in conseguenza dello svolgimento dell’attività sociale, in applicazione alle disposizioni di legge di riferimento.

Art. 21 – Disposizioni finali
Per quanto non previsto o non diversamente disposto dal presente Statuto si fa riferimento alle Leggi Statali e Regionali vigenti in tema di associazioni e ai principi generali dell’ordinamento giuridico.

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